Chefchaouen, o più semplicemente Chaouen
La città Blu marocchina: vale la pena visitarla?
Indice
- Dove si trova Chefchaouen e come arrivarci
- Perché Chefchaouen è blu
- Un po’ di storia: dalla fortezza alla città chiusa
- Cosa vedere a Chefchaouen
- Chefchaouen si visita in giornata da Marrakech?
- Chefchaouen è adatta a chi ha difficoltà a camminare?
- Quando andare: il clima
- Chefchaouen è troppo turistica?
- Errori comuni su Chefchaouen
- 📩 Contattaci per organizzare il tuo tour privato
Dove si trova Chefchaouen e come arrivarci
Chefchaouen si trova nel nord del Marocco, a 600 metri sul livello del mare, incastrata tra le montagne del Rif. È a circa due ore e mezza da Tangeri e quattro ore da Fes o Meknes.
Non esiste una ferrovia che arrivi a Chefchaouen, né un aeroporto in città: l’aeroporto più vicino è quello di TangeriCosa fare a Tangeri? Inizia visitando il Museo della Kasbah (Ibn Battouta). Le opzioni per arrivarci sono tre: bus, grand taxi condiviso, oppure auto a noleggio o con autista privato. Le strade di montagna sono piene di curve: se soffri il mal d’auto, è un dettaglio da tenere in conto.
Chi arriva in bus viene lasciato nella piazza bassa della città, mentre la medina si sviluppa in salita: significa circa un chilometro e mezzo di cammino in salita con le valigie prima di arrivare in zona medina, e spesso ancora un pezzo di strada per raggiungere il proprio riad, dato che la maggior parte si trova nella parte alta.
Perché Chefchaouen è blu
Non esiste una data né una spiegazione unica e certa. Quello che sappiamo con ragionevole sicurezza è che Chefchaouen, fondata nel 1471, è rimasta a lungo una città prevalentemente bianca, simile ai borghi andalusi da cui arrivarono i suoi primi abitanti.
Le fotografie d’archivio della prima metà del Novecento mostrano una città a dominante bianca, con il blu concentrato quasi solo nel quartiere ebraico, il Mellah.
Il blu ha iniziato a diffondersi in modo più significativo a partire dagli anni ’30, in coincidenza con l’arrivo di una nuova ondata di ebrei in fuga dalle persecuzioni in Europa. L’estensione del colore a tutta la medina — compreso il resto della città, non solo il quartiere ebraico — è invece un fenomeno progressivo della seconda metà del Novecento, che si è consolidato anche grazie al potenziale turistico del “brand” città blu.
Non esiste una data precisa in cui questo passaggio si sia “concluso”: è un processo, non un evento.
Le quattro teorie principali
- Tradizione ebraica: nella cultura ebraica il blu (tekhelet) è un colore sacro, legato al cielo e alla presenza divina.
- Antizanzare: una spiegazione pratica molto diffusa tra i locali, anche se gli entomologi restano scettici sulla sua reale efficacia.
- Frescura: le tonalità chiare riflettono la luce e aiutano a mantenere più fresche le case nelle estati del Rif.
- Turismo: oggi la motivazione principale per mantenere il colore è la conservazione dell’identità della città, con ridipinture collettive periodiche.
Errore da non ripetere: gira online la storia secondo cui la città sarebbe stata dipinta di blu nel 1991 o nel 1994 per un servizio fotografico. Non esiste alcun riscontro storico di questo episodio. È vero, invece, che proprio nei primi anni ’90 la promozione turistica di Chefchaouen si è intensificata a livello internazionale, ed è probabile che la confusione nasca da lì.
Un po’ di storia: dalla fortezza alla città chiusa
Chefchaouen venne fondata nel 1471 da Moulay Ali Ben Rachid come fortezza militare, con l’obiettivo di difendere il nord del Marocco dagli attacchi portoghesi che partivano dai loro possedimenti costieri, tra cui Ceuta.
Nei decenni successivi la città accolse ondate di musulmani ed ebrei in fuga dalla Reconquista spagnola, che portarono con sé l’architettura e le tradizioni andaluse ancora oggi visibili nella medina.
Chefchaouen rimase a lungo una città chiusa: l’accesso ai cristiani fu di fatto vietato per secoli, e fino all’arrivo delle truppe spagnole nel 1920 risulta che fosse stata visitata da appena tre europei, entrati in incognito.
Charles de Foucauld e Walter Harris, i primi europei in città
Il più noto tra i tre europei è Charles de Foucauld, esploratore francese che nel 1883 attraversò il Marocco durante 11 mesi, travestito da rabbino, documentando luoghi allora inaccessibili agli europei. Nel 1889 fu invece il giornalista britannico Walter Harris a utilizzare lo stesso stratagemma per entrare in città.
Dal protettorato spagnolo all’indipendenza
Chefchaouen entrò a far parte del Protettorato spagnolo del Marocco nel 1912, con l’occupazione effettiva della città dal 1920; tornò sotto il controllo marocchino nel 1956, con l’indipendenza del Paese.
Una fonte del 1918 riporta 22 famiglie ebree, circa 200 persone, su una popolazione totale di circa 7.000 abitanti: una piccola ma storica presenza, che si trasferì quasi interamente in Israele entro la fine degli anni ’60.
Cosa vedere a Chefchaouen
Chefchaouen non ha grandi monumenti da spuntare su una lista: è una città in cui il modo migliore di visitarla è perdersi nei vicoli.
In circa un’ora e mezza si può fare il giro completo partendo dalla piazza principale, Place Uta el-Hammam, per poi tornare sui propri passi scoprendo ciò che si è lasciato indietro.
Alcuni punti fissi, comunque, meritano una sosta.
La Kasbah e il museo etnografico
In Place Uta el-Hammam si trova la Kasbah, la fortezza storica della città, con un giardino interno in stile andaluso e il museo etnografico, oggi aperto e visitabile.
Sempre al centro della piazza si incontrano i numerosi caffè che circondano la Kasbah, con le sue mura merlate, fatte di terra rossa battuta, e i suoi 10 bastioni.
All’interno della Kasbah è presente un bel giardino con una serie di fontane e da qui si può godere di una bella visuale delle mura e del camminamento dei bastioni. Sono presenti inoltre 8 moschee.
La moschea principale e la Moschea Spagnola
La moschea principale (parte della grande moschea El-Masjid El-Aadam, costruita probabilmente nel XVI secolo e modificata più volte) è riconoscibile per il minareto ottagonale — un tratto architettonico non comune tra le moschee marocchine — visitabile solo dall’esterno per i non musulmani.
La moschea spagnola, sulla collina di fronte alla medina, fu costruita durante il periodo del protettorato e non è mai stata utilizzata dagli abitanti locali. Ci si arriva con una camminata in salita di 30-45 minuti, ed è il punto migliore della città per godersi l’alba o il tramonto.
L’artigianato del quartiere Souika
Il quartiere più antico di Chaouen è Souika.
Qui si incontrano le case più belle, con porte decorate in legno intagliato. Il nome Souika significa “mercatino”, sono infatti presenti numerose botteghe.
La medina ospita più di 100 botteghe di tessitori. Chaouen infatti è famosa anche per le jellaba di lana (i lunghi abiti indossati dagli uomini) che vengono prodotte dagli artigiani locali ed anche per la stoffa a strisce bianche e rosse indossata dalle donne Jebla, una tribù che vive nel Rif occidentale.
Se ti interessa capire cosa vale davvero la pena comprare in giro per il Marocco, città per città, trovi la nostra guida completa su cosa acquistare in Marocco.Consigli per gli acquisti
Le cascate di Akchour
Poco fuori città (a circa 45 minuti di macchina), per chi ha tempo in più, ci sono le cascate di Akchour: un’escursione che vale la pena solo se non si è di corsa.
Il sentiero non è sempre ben tenuto e nei periodi di alta stagione può essere piuttosto affollato.
Chefchaouen si visita in giornata da Marrakech?
No, non è la scelta migliore. Il tempo di viaggio è tale da rendere la visita in giornata poco sensata: mettendo insieme andata, ritorno e tempo effettivo trascorso in città, si arriva facilmente a 18-20 ore complessive.
Chefchaouen va inserita in un itinerario del nord del Marocco — con Tangeri, Tetouan e Fes come tappe naturali — e non come deviazione isolata da Marrakech.
Un esempio concreto è il nostro tour del Nord Marocco di 5 giorni, pensato proprio per inserire Chefchaouen senza tempi di viaggio assurdi.
Chefchaouen è adatta a chi ha difficoltà a camminare?
Non è la scelta più comoda. La medina è fatta di salite, sampietrini e gradini, e non esistono percorsi alternativi pianeggianti: si cammina molto e il terreno non è mai perfettamente regolare.
Se hai problemi di deambulazione o viaggi con qualcuno che ne ha, è un fattore da considerare seriamente nella pianificazione, non un dettaglio da scoprire sul posto.
Quando andare: il clima
Chefchaouen, per la sua posizione in montagna, ha un clima più fresco rispetto a città come Marrakech. D’inverno può fare freddo, ma non al punto da impedire la visita. D’estate le temperature sono piacevoli: caldo durante il giorno, fresco la sera — un’alternativa gradita a chi arriva da città dove in estate si toccano i 45-50°C.
Per un quadro più ampio sul clima nelle diverse regioni del Paese, trovi tutti i dettagli nella nostra guida sul clima in Marocco.
Chefchaouen è troppo turistica?
È una domanda onesta, e la risposta onesta è: sì, rischia di esserlo, e sempre di più.
Chefchaouen ha un’esposizione mediatica molto forte — fotografi, influencer e diverse produzioni televisive internazionali hanno scelto i suoi vicoli come sfondo negli anni, contribuendo a renderla una delle località più fotografate del Marocco.
Questo significa che, soprattutto in alta stagione, puoi trovarti a condividere lo scatto perfetto con una fila di persone in attesa dello stesso scatto.
Non è un motivo per evitarla, ma è un motivo per andarci con le aspettative giuste: Chefchaouen dà il meglio di sé a chi la vive con calma — la mattina presto, o restando per la notte — non a chi la attraversa di corsa cercando la foto che ha visto su Instagram.
Errori comuni su Chefchaouen
- Pensare che Chefchaouen sia sempre stata blu. Fino agli anni ’30 la città era prevalentemente bianca; il blu si è diffuso gradualmente.
- Credere alla storia del servizio fotografico degli anni ’90/’94. È una leggenda metropolitana priva di riscontri storici.
- Pianificare una visita in giornata da Marrakech. I tempi di viaggio (18-20 ore andata/ritorno) rendono la formula poco sensata.
- Pensare di raggiungerla in treno. Chefchaouen non ha una stazione ferroviaria: solo strada.
- Sottovalutare la componente fisica della visita. Salite e sampietrini rendono la medina impegnativa per chi ha difficoltà motorie.
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Domande frequenti
Sì, “Chaouen” è semplicemente la forma abbreviata con cui la città viene spesso chiamata, anche dai locali.
No. Gli aeroporti più vicini sono quelli di Tetouan (a 1 ora di strada) e Tangeri – Aeroporto Ibn Battuta (a due ore e mezza di strada)
Una notte è sufficiente per coglierne l’essenza; due giorni permettono di aggiungere un’escursione, ad esempio alle cascate di Akchour.
Sì, è generalmente considerata una delle destinazioni più tranquille del Marocco, con un’atmosfera più rilassata rispetto a città come Marrakech o Fes.
La medina è pedonale, tranquilla e priva di traffico interno, ma le salite e i gradini vanno considerati se si viaggia con passeggini o bambini piccoli che si stancano facilmente.
Il nome deriva da “ech-Chaoua”, che significa “le corna” in riferimento alle due cime montuose gemelle sopra la città, tra cui è incastonata.
Primavera e autunno offrono il clima più equilibrato; l’estate resta comunque piacevole grazie all’altitudine, mentre l’inverno può essere freddo la sera.
Il mezzo pubblico più affidabile è il bus della compagnia nazionale CTM. Da Tangeri il viaggio dura circa 2 ore e mezza, mentre da Fes calcola quasi 4 ore. In alternativa, puoi contrattare un viaggio in grand taxi (i taxi collettivi o privati a lungo raggio), ma tieni conto che lo spazio per i bagagli è limitato e lo stile di guida in montagna può essere molto sportivo.
La stazione dei bus si trova nella piazza nella parte bassa della città, mentre la medina storica si sviluppa in alto sulla montagna. C’è circa un chilometro e mezzo di salita costante da percorrere a piedi. Se viaggi con valigie pesanti, ti conviene prendere un piccolo petit taxi locale dalla stazione fino alla porta d’ingresso della medina più vicina al tuo riad.
Purtroppo no, la medina di Chefchaouen è fortemente inaccessibile. È interamente strutturata su colline scoscese, con pavimentazione in sampietrini irregolari e centinaia di scalini che collegano i vari vicoli. Per chi ha problemi di deambulazione è una visita faticosa, e per i bambini piccoli è caldamente consigliato l’uso del marsupio o della fascia al posto del passeggino.
L’artigianato qui è molto colorato e si differenzia da quello del sud del Marocco. I prodotti di punta sono i tessuti in lana grezza (come i tradizionali djellaba invernali a righe tipici del Rif), i tappeti fatti a telaio e gli oggetti in legno d’ulivo. Curiosare tra le botteghe storiche è anche un’esperienza olfattiva: potrai sentire il profumo del pane cotto nei forni comuni e l’odore della legna d’ulivo che brucia.
Il momento migliore in assoluto è l’alba se ami svegliarti presto e goderti il silenzio, oppure il tramonto. Salendo i gradini in pietra che partono dalle cascate esterne alla medina, arriverai sul colle dove sorge la moschea abbandonata. Da lì vedrai il sole che gioca con le sfumature di blu e di bianco della città sottostante, offrendo uno spettacolo fotografico magnifico
La moschea fu costruita dal governo spagnolo durante gli anni del protettorato (anni ’20/’30) nel tentativo di ingraziarsi la popolazione locale. Tuttavia, gli abitanti di Chefchaouen la rifiutarono fin da subito, considerandola un simbolo di occupazione straniera e non un vero luogo di culto, lasciandola di fatto inutilizzata fino a oggi. Senza contare che somiglia più ad una chiesta che a una moschea.